01/01/2009

Alitalia, ultimo atto. I traditori di Malpensa

alitalia.jpegChe l'operazione Alitalia-CAI fosse una colossale fregatura per i cittadini italiani, lo si era capito da tempo. A fine novembre un paper dell'Istituto Bruno Leoni (culturalmente liberista e politicamente non certo vicino al centrosinistra) ha valutato in circa 6,6 miliardi di euro gli oneri aggiuntivi nel quinquennio 2009-2013 derivanti dalla cessione di Alitalia alla cordata italiana (3 miliardi di rendite monopolistiche a danno dei cittadini-consumatori e 3,6 miliardi di oneri a carico dei cittadini-contribuenti tra perdite varie, costi di protezione sociale e minori introiti tributari e contributi per lo Stato). Un salasso vergognoso, imposto in nome di una delle peggiori strumentalizzazioni elettorali della storia politica italiana. E uno spreco di risorse pubbliche paradossale, se pensiamo a come il Governo Berlusconi sta lesinando gli aiuti necessari alle famiglie e alle imprese italiane per fronteggiare una crisi economica sempre più grave.

A questo esempio di malgoverno si sta aggiungendo, come una ciliegina avariata su una torta immangiabile, la conclusione della telenovela della scelta del partner straniero di Alitalia-CAI. Meno di un anno fa, quando il governo Prodi prospettò la possibilità di cedere Alitalia ad Air France, nel Nord si creò in difesa di Malpensa un vasto e agguerrito fronte politico (capeggiato dal presidente lombardo Formigoni e dai vertici della Lega Nord), imprenditoriale (Emma Marcegaglia, Diana Bracco, Marco Tronchetti Provera e altri esponenti confindustriali usarono parole di fuoco) e finanziario (IntesaSanPaolo e altri). L'arrivo dei francesi, secondo questo variegato fronte nordista, avrebbe segnato la fine dell'hub varesino, con danni incalcolabili per il sistema economico dell'Italia settentrionale, colpendo il motore produttivo del Paese, bla, bla, bla.

Oggi apprendiamo dagli organi di informazione che sarebbe in dirittura d'arrivo la cessione del 25 per cento di CAI-Alitalia ad un partner straniero. Indovinate chi? Air France, mais bien sûr. Cioè esattamente gli stessi "invasori" transalpini che Berlusconi, Bossi e i loro fan nordisti avevano rigettato sdegnosamente nel febbraio-marzo del 2008. Con una non piccola differenza. Dieci mesi fa i francesi avrebbero acquistato la nostra scalcagnata compagnia di bandiera accollandosi tutti i debiti pregressi. Oggi la parte "in rosso" di Alitalia (e di AirOne) è stata scaricata nella bad company (e quindi messa in carico ai contribuenti italiani), mentre la parte buona è stata ceduta alla cordata italiana di Colaninno & C. Quanto al partner estero (i francesi, a quanto sembra), entrerebbe inizialmente con una quota minoritaria, per poi diventare presumibilmente socio di maggioranza una volta scaduti il vincolo quinquennale di "italianità", visto che nessuno dei soci della cordata italiana ha il trasporto aereo come proprio core business.

Ricapitolando. Dieci mesi fa Berlusconi, Bossi e il fronte del Nord ci avevano spiegato che i francesi non andavano bene perché si sarebbero comprati Alitalia per un tozzo di pane e avrebbero ucciso Malpensa e il Nord riorganizzando il traffico internazionale attorno un unico hub (Roma Fiumicino). Dieci mesi dopo gli stessi protagonisti del fronte del no di allora - oggi al governo del Paese - prima hanno ceduto Alitalia (e AirOne) ad una cordata di imprenditori amici ripulendola dai debiti e dagli esuberi occupazionali, e adesso si preparano a cederne il 25 per cento agli stessi francesi di prima, per poi completare l'opera tra cinque anni, quando nessuno si ricorderà più nulla di questa vicenda.

Di fronte a tutto questo, alcune domande sorgono spontanee. Che fine ha fatto il celeste Formigoni, in prima fila a strepitare contro il governo Prodi? Cosa dicono i leghisti, che dieci mesi fa facevano fuoco e fiamme e ad aprile avevano promesso di fare una riunione del Consiglio dei Ministri a Malpensa? Che ne pensano gli industriali di Assolombarda e Federlombardia, i vertici delle Camere di Commercio, gli esponenti del "motore economico" del Bel Paese, pronti a puntare il dito contro il centrosinistra e inspiegabilmente timidi e reticenti nei confronti del centrodestra? Chi sono i veri traditori di Malpensa e del Nord?

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Scritto da : fabrizio | 04/01/2009

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