19/02/2009
2009-02-18 Decreto Milleproroghe e cartolarizzazioni: il mio intervento in Aula alla Camera
ANTONIO MISIANI. Signor Presidente, limiterò il mio intervento all'articolo 43-bis di questo decreto-legge, che si occupa degli interventi nelle operazioni di cartolarizzazione di immobili pubblici.
È una norma di grande portata e, per capirne fino in fondo le implicazioni, credo sia utile fare un rapido passo indietro. Risale all'autunno del 2001 l'avvio della stagione delle cartolarizzazioni immobiliari da parte del Ministro Tremonti, con lo scopo di convertire gli immobili di proprietà degli enti previdenziali, e in parte dello Stato, in strumenti finanziari facilmente collocabili sui mercati. Per gestire tutta questa operazione, venne creata un'unica società, la SCIP Srl, società di diritto lussemburghese, con capitale sociale di 10 mila euro, detenuta da due fondazioni olandesi, avente come amministratore unico uno sconosciuto cittadino inglese.
La prima operazione gestita da SCIP (SCIP 1) è andata sostanzialmente a buon fine. Alla SCIP sono state cedute 27 mila e 512 unità immobiliari dal valore di 5,1 miliardi di euro, offerte a 3,8 miliardi, in ragione degli sconti previsti dalla legge. A fronte di questo portafoglio, lo Stato ha incassato 2,3 miliardi, grazie all'emissione di titoli collegata al portafoglio, che sono stati interamente rimborsati nel 2003. Le vendite sono andate avanti rapidamente, anche perché il lavoro era stato impostato bene in precedenza.
Nel 2002, un anno dopo, partì la seconda operazione, SCIP 2, definita dall'allora e attuale Ministro dell'economia e delle finanze la più grande cartolarizzazione immobiliare fatta da uno Stato europeo.
In effetti, con questa operazione, sette enti previdenziali, più lo Stato, hanno ceduto a SCIP 62 mila 880 unità immobiliari - oltre 11 miliardi di valore di mercato, 7,8 miliardi di prezzo di offerta - con un'emissione di titoli collegata pari a 6,6 miliardi; un'operazione, quindi, di grandissima portata, fatta sugli immobili degli enti previdenziali, pagati e acquistati con i contributi dei lavoratori e trasferiti per legge ad una società privata, che si è occupata di mettere in piedi un meccanismo di alienazione che ben presto si è inceppato per tutta una serie di problemi: l'andamento del mercato immobiliare, le polemiche, anche politiche, che si sono aperte su questa stagione, i contenziosi, in particolare quelli relativi agli immobili cosiddetti di pregio, la confusione normativa e gli intoppi burocratici.
Ad aprile 2005 la SCIP, già in ritardo su questa operazione, è stata costretta ad una prima ristrutturazione del proprio debito, con un'emissione di nuovi titoli. Morale della favola: a fine 2008 risultano invendute da quella operazione 13 mila 574 unità immobiliari, che hanno un prezzo teorico di offerta di 2,4 miliardi di euro, con tutta probabilità sovrastimato, visto come sono andate, dal punto di vista della tempistica e degli importi medi, le operazioni precedenti.
Il problema è che ad aprile 2009 scadono debiti per 1,7 miliardi di euro, che SCIP non è in condizione di pagare. È questa la ragione per cui, con questo decreto-legge, in fretta e furia, il Ministro Tremonti ha deciso di chiudere baracca e burattini, per evitare il default di SCIP e una figuraccia del nostro Paese sui mercati internazionali. Questa operazione viene chiusa con una scelta drastica: si restituiscono gli immobili ancora in carico a SCIP agli enti previdenziali di partenza, che sborseranno 1,7 miliardi che verranno utilizzati per chiudere le passività di SCIP, e gli enti previdenziali, se ci riusciranno, li venderanno, rivalendosi sugli incassi.
Come nel gioco dell'oca, si torna alla posizione di partenza. Questa è la stessa dinamica che negli Stati Uniti hanno vissuto le banche che avevano creato le società veicolo, su cui hanno cartolarizzato i mutui subprime: nel momento in cui la bolla immobiliare è esplosa, le società veicolo sono andate in default e le banche si sono dovute riprendere le passività. Il Ministro Tremonti, che da mesi ci fa la morale sulla globalizzazione, la crisi finanziaria, e la speculazione, peste del nuovo millennio, ha fatto e sta facendo esattamente le stesse cose per cui oggi vengono accusati e additati al pubblico ludibrio i finanzieri americani ed europei.
Concludo con alcune considerazioni. In primo luogo, da questa operazione ci hanno guadagnato tutti tranne lo Stato. Ci hanno guadagnato le banche, gli investitori finanziari, le agenzie di rating, gli immobiliaristi, gli studi legali, gli ex inquilini divenuti proprietari a prezzo scontato; l'unico che ci ha perso è lo Stato, che aveva un patrimonio che complessivamente, tra SCIP 1 e SCIP 2, valeva 16,2 miliardi di euro e ha incassato dall'emissione di titoli 9 miliardi di euro. Questo, ad oggi, è il bilancio di questa operazione, con costi di gestione elevatissimi, perché i ritardi e gli intoppi hanno provocato nella sola SCIP 2 costi per 1,4 miliardi di euro. Il Ministro Tremonti ha messo in piedi questo baraccone, che oggi chiude in fretta e furia, con 1,4 miliardi di euro di costi ed un passivo di 1,7 miliardi, che ora gli enti, cioè la pubblica amministrazione, si devono riprendere in pancia, per evitare ulteriori criticità dal punto di vista finanziario.
Tutto questo perché il Governo Berlusconi, fra il 2001 e il 2006, non ha avuto il coraggio di affrontare di petto i nodi veri della finanza pubblica italiana e ha preferito la scorciatoia della finanza creativa, per tentare di abbellire i conti di fronte all'Unione europea; la stessa finanza creativa - lo ricordo ancora una volta - che oggi il Ministro Tremonti, su tutti i giornali e gli organi di informazione, addita come responsabile della crisi globale.
Seconda considerazione: la copertura di tutta questa operazione è molto discutibile. La relazione tecnica è stata consegnata in ritardo alla Camera dei deputati, quando il Senato aveva già votato senza relazione tecnica un emendamento di questa portata. Secondo la relazione tecnica, i saldi sono l'effetto sul fabbisogno e l'indebitamento già scontato nei saldi assunti nell'aggiornamento del Patto di stabilità e crescita; con due problemi: che quell'aggiornamento è stato presentato il 6 febbraio, prima che venisse approvato l'emendamento, che peraltro non ha ancora valore di legge; secondo poi, la nota informativa, che viene citata dal Governo per giustificare la copertura, non è stata nemmeno discussa dal Parlamento: 1,9 miliardi di euro di peggioramento dei saldi come se nulla fosse vengono scritti in un pezzo di carta, e il Parlamento è chiamato esclusivamente a ratificare questo buco.
Terza ed ultima considerazione: in un Paese normale il Parlamento chiederebbe chiarezza di fronte ad una vicenda di queste proporzioni. In Italia se ne sono occupati la Corte dei conti, il commissario contro la corruzione, comitati di cittadini, ma mai in modo sistematico, con una Commissione di inchiesta, che è necessaria, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. In Giappone il Ministro delle finanze si è dimesso per molto meno, per una figuraccia fatta in una conferenza stampa: mi chiedo in un Paese normale che fine farebbe un Ministro dell'economia e delle finanze che si presenta in Parlamento, chiudendo un'operazione che è costata quasi un miliardo e mezzo di euro, con un buco di quasi due miliardi di euro sull'assetto complessivo degli enti pubblici. Il Ministro Tremonti non se ne andrà, immagino, ma vi sono due cose che ha il dovere di fare di fronte al Parlamento: contribuire a fare piena luce nelle Aule parlamentari, ma soprattutto piena luce di fronte al Paese su una delle operazioni più discutibili e controverse della storia della finanza pubblica italiana (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
10:19 Scritto da antmis in economia e lavoro | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: milleproroghe, scip, cartolarizzazioni, misiani | OKNOtizie |
Facebook

Commenti
impeccabile.
Scritto da: gabriella giudici | 19/02/2009
Dott. Mario Milone coordinatore nazionale inquilini enti previdenziali
Napoli Via Cavallerizza a Chiaia 46 Tel./Fax. 081/19573238 e.mail: mario.milone@fastwebnet.it sito: www.scip2pregio.it
Egregio On.le Misiani,
Se vogliamo fare un’analisi seria ed attenta sulla dismissione di tutto il patrimonio immobiliare degli enti previdenziali pubblici in Italia, il danno e l’errore più grave è stato forse commesso quando nel 1997 si è voluto passare dal criterio di vendita basato sulla rendita catastale moltiplicata cento a quello del valore di mercato.
Questo ha generato meccanismi perversi di valutazione degli immobili e di applicazione di sconti agli inquilini che ha fatto perdere anni di tempo. Tutto il patrimonio poteva invece essere venduto tranquillamente dalla sera alla mattina facendo una semplice operazione matematica: rendita catastale x 100. Si sarebbero incassati subito almeno 3 miliardi di euro in più rispetto a quanto incassato da 12 anni ad oggi!
Che poi, l’operazione Scip sia stata un fallimento lo ripeto da oltre due anni e nessuno, compresa la stampa, ha mai voluto approfondire la questione. Bastava guardare i bilanci della Scip S.r.l. e fare due conti. Si è preferito tirare a campare come ha fatto il Governo Prodi con il sottosegretario Pinza che solo pochi mesi fa affermava che per la Scip tutto andava bene.
Allora, si è persa l’occasione di fare chiarezza sull’intera vicenda ed evidentemente perché il sistema delle cartolarizzazioni faceva comodo a tutti essendo già stato utilizzato anche prima del 2001.
In sostanza Tremonti non è stato l’artefice di quella che poi è stata definita la Finanza creativa ma, ha semplicemente amplificato quanto di anglosassone era già stato recepito in Italia applicandolo alla vendita del patrimonio Pubblico.
Purtroppo era il sistema a guadagnarci, non certamente lo Stato e Tremonti è stato forse il primo ad invertire la rotta.
L’operazione Scip è fallita non solo per quanto da Lei affermato ma anche e soprattutto per l’incapacità dell’Agenzia del Territorio e degli Enti di far fronte alle vendite nei tempi stabiliti.
Tanto per fare un esempio, l’Inps si è prima rivolta all’Agenzia del Territorio per fare le valutazioni e poi alla Romeo Immobiliare per rifare di nuovo le valutazioni e per gestire anche tutte le procedure propedeutiche alla vendita.
A questo punto non posso che apprezzare il Ministro Tremonti, il quale preso atto che l’operazione non poteva esser più sostenuta finanziariamente, ha fatto l’unica cosa ragionevole: arginare i danni e chiuderla nell’unico e meno oneroso modo possibile.
E, mi creda, essendo abituato a guardare numeri, devo dire che il Ministro Tremonti è riuscito ad anche andare oltre i numeri stessi e a far intravedere un barlume di speranza a quegli inquilini che si trovano dietro di essi.
Infatti da anni ormai come coordinatore nazionale degli inquilini degli enti previdenziali seguo la vicenda della vendita degli immobili individuati di pregio in base al solo criterio della ubicazione nel centro urbano delle città e indipendentemente dalle loro intrinseche caratteristiche costruttive e la cui dismissione era stata avviata nel 1996 con il D.Lgs. n. 104/1996.
Gli inquilini di queste case (circa 2.000 su oltre 100.000), quasi tutti anziani, lavoratori dipendenti e pensionati, hanno subito un’inspiegabile ingiustizia determinata dalla palese disparità di trattamento generata da un’assurda normativa varata con la finanziaria del 2000 e mantenuta nel 2001 che li ha esclusi da tutti gli sconti che sono stati concessi a tutti gli altri inquilini.
Oggi, grazie al nuovo quadro normativo, da una parte questi inquilini hanno difronte la prospettiva di chiudere transattivamente il contenzioso giudiziario che in questi anni ha rappresentato l’unica arma di difesa avverso le ingiustizie e le sopraffazioni subite e , dall’altra gli Enti – se indirizzati da un coordinamento necessario per mantenere uniformità di attuazione- hanno difronte la possibilità di proseguire le vendite degli immobili che sono destinati per legge alla dismissione.
Pertanto grazie Tremonti!
Napoli, 19.02.2009 Cordiali saluti
Mario Milone
Scritto da: Mario Milone | 19/02/2009
Scrivi un commento