01/03/2011

Discussione generale sul federalismo municipale - Intervento del deputato PD Antonio Misiani - 1° marzo 2011

Il Governo di centrodestra ha bloccato l'autonomia impositiva degli enti locali ed ha aperto i cordoni della borsa per Catania, Palermo e Roma. I tagli imposti con il decreto legge 78/2010 vengono confermati anche se in quello stesso decreto stava scritto nero su bianco che dei tagli non si sarebbe tenuto conto nell'attuazione del federalismo fiscale. Con questo federalismo, insomma, i comuni avranno meno risorse rispetto al 2010.

Il Partito Democratico ritiene che un nuovo Patto di unità nazionale non possa che fondarsi su un assetto federalista della Repubblica. Ma questo decreto è una riforma debole. E’ al di sotto delle aspettative e delle necessità. Non è ciò che serve al Paese. ... Di seguito il testo integrale dell'intervento.

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Signor Presidente,

dal 2008 ad oggi il Governo di centrodestra ha bloccato l’autonomia impositiva degli enti locali, ha cancellato l’ICI sulla prima casa, ha imposto un Patto interno di stabilità soffocante e ha aperto i cordoni della borsa per Catania, Palermo e Roma.

Serviva una svolta, per rimediare ai danni di questa politica centralista. Serviva una “riforma epocale”, per usare le parole dei ministri Bossi e Calderoli.
In realtà il provvedimento che ci apprestiamo a votare di "epocale" non ha proprio nulla: è una riforma mediocre e deludente, che lascia aperti gran parte dei problemi che negli anni più recenti hanno condizionato negativamente la finanza comunale.

Tra il 2007 e il 2010, negli stessi anni di crisi in cui il deficit delle Amministrazioni pubbliche sprofondava da 23 a 77 miliardi, i comuni sono riusciti a migliorare il loro saldo portandolo da -1,7 a -0,7 miliardi.
Invece di prendere atto di questi numeri impostando una politica economica conseguente, con la manovra estiva il Governo ha scaricato sui comuni una quota sproporzionata del risanamento dei conti pubblici.

Il decreto sul federalismo municipale non inverte questa politica, ma la ratifica. I tagli imposti con il decreto legge 78/2010 vengono confermati,  anche se in quello stesso decreto stava scritto nero su bianco che dei tagli non si sarebbe tenuto conto nell’attuazione del federalismo fiscale.
E’ una scelta che per i comuni delle Regioni a statuto ordinario si tradurrà in 1,3 miliardi in meno quest'anno e 2,2 miliardi dal 2012.
La coperta, già corta, si restringerà ulteriormente perché la fiscalizzazione dei trasferimenti erariali verrà effettuata su un ammontare di risorse in forte riduzione.
Con questo federalismo municipale, insomma, i comuni avranno meno risorse rispetto al 2010.

I soldi bisognava andarli a prendere nei ministeri romani, cari amici della Lega. Bisognava impugnare il bisturi con coraggio, anche sfidando l’impopolarità. Avete scelto la strada politicamente più facile: li avete tolti ai comuni. Ma così facendo avete azzoppato il federalismo municipale.

Queste scelte, infatti, produrranno una prima conseguenza precisa: gli spazi di autonomia impositiva che si apriranno verranno utilizzati dai sindaci non per fare investimenti aggiuntivi o erogare nuovi servizi, ma per recuperare almeno in parte le risorse perdute,
Da quest'anno 3.543 comuni (il 45% del totale) potranno aumentare l'addizionale IRPEF.
Una parte dei sindaci cercherà di non farlo, ma molti altri vi saranno costretti per bilanciare i trasferimenti venuti meno.
Da quest'anno molti capoluoghi e comuni a vocazione turistica introdurranno l'imposta di soggiorno.
Altri comuni invece, non avendo altre vie per finanziare gli investimenti, introdurranno la tassa di scopo, che altro non è che una sovraimposta ICI.

Dal 2014 entrerà in vigore l'imposta municipale propria, che sarà in tutto e per tutto uguale alla vecchia ICI salvo un punto: l'aliquota, che viene fissata al 7,6 per mille quando oggi in media è pari al 6,4 per mille.
Per le attività commerciali e produttive sarà una vera e propria stangata: Rete Imprese Italia parla di oltre 800 milioni in più. Se poi avesse ragione l'ANCI, che sostiene che l'aliquota di equilibrio sia non il 7,6 ma l'8,5 per mille, la stangata salirebbe ad 1 miliardo e 600 milioni, il 32% in più dell'ICI attualmente pagata da commercianti e artigiani.

In questi anni PDL e Lega Nord hanno fatto tante chiacchiere sulle piccole e medie imprese, da ultimo ieri, a Milano, con il siparietto del Premier e di mezzo governo al convegno di Confcommercio Lombardia.
Con questa “riforma epocale” si passa dalle chiacchiere alla stangata. Ed è bene che se ne ricordino, i commercianti, gli artigiani e le loro associazioni di categoria, quando prima o poi saremo chiamati nuovamente a votare.

Non tutti, a dir la verità, pagheranno più tasse con questo decreto. Il federalismo municipale introduce da subito la cedolare secca sugli affitti e dal 2014 prevede un'aliquota IMUP dimezzata per gli immobili locati.
È un enorme sconto fiscale per i proprietari immobiliari: la cedolare abbasserà l'imposizione dall'attuale 32% medio al 21% in caso di canoni liberi e 19% per i canoni concordati. Sono oltre 900 milioni in meno. L'IMUP dimezzata a sua volta vale altri 900 milioni in meno, con una riduzione del 40% rispetto alla situazione attuale.

Queste scelte hanno senso se sono inserite in un quadro organico di riforma del sistema fiscale e di politiche per la casa. Sono inique se, come accade in questo decreto, non si prevede nulla per le famiglie che vivono in affitto, che hanno un tasso di povertà una volta e mezza più alto della media.
Me lo lasci dire, signor Presidente: è del tutto ingiusto far risparmiare 900 milioni ai proprietari immobiliari quando il Fondo sociale per gli affitti è stato tagliato del 77 per cento.

Noi avremmo fatto scelte diverse.
La sostituzione dell’addizionale IRPEF e della TARSU con una imposta comunale sui servizi, modulabile in relazione al reddito e alla tipologia delle famiglie.
L’introduzione della cedolare secca sui nuovi contratti.
Una forte detrazione per le famiglie che vivono in affitto.
L’abolizione dell’ICI sulle abitazioni affittate a canone concordato.
Il governo è andato avanti sulla sua strada, con una redistribuzione fiscale che farà pagare più tasse a chi lavora e produce e meno tasse sulle rendite immobiliari.
E’ esattamente l’opposto di ciò che serve per rilanciare il Paese.

Infine, il principio “pago, vedo voto” tanto caro alla Lega. Con il federalismo municipale la principale imposta dei comuni, l’IMUP, sarà pagata in prevalenza da non residenti: seconde case e attività produttive. Si cristallizza, cioè, la situazione che oggi vale per l’ICI. E a questo quadro dobbiamo aggiungere l’imposta di soggiorno e l’imposta di scopo, entrambi pagate in tutto o in gran parte da non residenti.
Dov’è la responsabilizzazione degli amministratori? Dov’è il principio del beneficio? Dov’è il federalismo?

Signor presidente, il Partito Democratico ritiene che un nuovo Patto di unità nazionale non possa che fondarsi su un assetto federalista della Repubblica.
Dalla metà degli anni novanta in poi, abbiamo promosso le leggi Bassanini e la riforma del Titolo V della Costituzione.
Ci siamo astenuti sulla legge delega di attuazione del federalismo fiscale. In Commissione bicamerale discutiamo con le nostre idee e le nostre proposte, senza veti e pregiudizi.
Ma non possiamo accettare un federalismo delle favole.
All’Italia non servono le bandierine ideologiche: gli italiani, a 150 anni dall’Unità, hanno bisogno di riforme vere, profonde, coraggiose. 
Questo decreto è una riforma debole. E’ al di sotto delle aspettative e delle necessità. Non è ciò che serve al Paese.

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